Colgo piccoli frammenti di vita altrui come sottile cristallo da proteggere. Qualche volta il frammento taglia la mano che lo raccoglie.. Sanguina.. gocce di sangue sulla mia mano e su quel cristallo.. Bendo la mano e il sangue si ferma.. lavo il cristallo, ma rimane un alone -seppur invisibile agli occhi- indelebile e crudele.. Vorrei stringere quei cristalli per piantare nelle mie mani i pezzi taglienti fino a ridurre le dita in sangue trasparente.. insieme.


No no no.. non va bene.. troppe frasi incoerenti, troppe ritorsioni contro se stessi, contro la gente, contro tutto.. No, no, no, non va proprio bene.. E' tutto da rifare, da liquidare, da risistemare..
Sangue che gocciola da ogni parte, tuffi in mari neri che trasportano sul fondo senza toccarlo mai, sbarre che impediscono il pensiero.. no, no, no.. non è questo che significa. Non c'è aria senza un polmone per respirarla, non c'è acqua senza labbra per berla.. non c'è pioggia senza gli occhi per guardarla..
E mi dici che non esisti? Descrivi tutto quanto.. senti tutto quanto.. recepisci il tutto e molto più del dovuto..
E continui a dirmi che sei stanco? No, no, no.. non è questo che importa.
Descrivi, leggi, giudichi, pensi, scrivi, parli.. e ancora non ti basta. Il nulla non risiede nelle parole.
Il niente alberga nell'indifferenza. E tu sei tutto, tranne che indifferente..
Sveglia!
Vorrei sedermi nella polvere e cercare quali ulteriori e diverse parole nel mio intimo possono trasformarsi in piccole gocce di sogni per arrivarti al cuore. Ci sono già stata lì, rannicchiata contro quel muscolo che non sentivi più, addossata a quelle pareti di dolore sordo, competamente persa nel caldo abbraccio di sillabe che sapientemente hai mutato in piccole carezze formate da certezze.
Abbracciata a te, rimanevo immobile contando i battiti assordanti. Mi toglievi il respiro, il pensiero..; l'anima si mescolava alla tua perdendo ogni traccia d'umano; le dita tremavano ad ogni tuo lieve tocco..; sgorgava dal cuore un sentimento puro, non dettato dai nostri sensi conosciuti, nasceva spontaneo nel tepore dei tuoi gesti intorno a quel pugno di sangue che tenevi come si può immaginare tenere un fiocco di neve..
In un momento eri il senso a tutto, l'attimo di speranza. Il punto di partenza. Il colmo e il vuoto. Il bianco e il nero.
Mi tenevi per mano e mi allontanavi con sconcertante semplicità. Mi accarezzavi il cuore e mi sostenevi lontano da te. Mi rendevi anima.
Non chiedevo sole o mare o ancora sprazzi di colore da sistemare in nicchie sui sentieri grigi.
Sei uscito dal tratto oscuro del muro, arrampicandoti silenziosamente per non dilaniare ciò che ormai era già poltiglia. Per soffocare lacrime e urla. Perchè ormai la distruzione del sentire è completa.
Rancore, rabbia, risentimento.. non esistono più.
Facevo in modo di averti tra le dita tutti i giorni arrancando fino a sera per trovarti dove t'avevo abbandonato la sera precedente.
Inventandoti per più di due ore, aprendoti il cuore urlandoci dentro
per riordinare il tuo male,
farne scatole catalogate
da riporre in me..
Confido nel tempo, in ciò che di semplicemente unico ho trasformato in mai più presente. Confido nel limbo, dove potrò trascorrere per alcuni istanti una parvenza di incoscienziosa serenità. Dando all'anima un po' di respiro. Un alito di vita superficiale, un attimo di estasi consapevole.
Confindo in ciò che rimane di quel leggero istinto di sopravvivenza presente in ogni mia piccola cellula.. ridotta al minimo per respirare.
Mi lego stretta a ciò che ho ancora tra le mani.. umida pietra e scostante eterno; gocce d'argenteo latte scivolano via, riflesse nelle ciglia imperlate di me.
Parli ancora, sottovoce, con me..
A tutte le anime scosse che viaggiano portando il loro peso lasciando sparso un po’ del loro nero spalmato su un foglio d’etere qui dentro, sicuramente non interesseranno le tracce che seguiranno.. d’altra parte interessa solo a me.. (sorrido).
Il mio intento ora è quello di trasformare in parole ciò che ho provato (e che provo) e conseguemente (giustamente o ingiustamente) trattenuto fino ad oggi nel mio limbo incatenato..
Sentimenti nei confronti di una persona che ha lasciato un segno… che dico un segno.. un solco abissale, una mano piantata nel cuore senza nemmeno il gesto (quando se ne andò) di volerla tirare via da lì.. e così rimane nella quotidianità (e sono contenta..).
E’ una lettera aperta, sebbene lui sicuramente non leggerà le parole che ho scritto finora (già pensate per lui) né quelle che verranno. Ma avverto una leggerezza positiva quando scrivo per lui; quindi credo che questa sia la strada giusta per liberare me da lui.. non 'liberarmi' di lui, ma per fare un passo avanti e capire i suoi motivi, e per rialzarmi dolcemente, senza dover recriminare nulla..
Fatta questa premessa (per la verità un po’ logorroica) si comincia coi violini e le serenate scontate. Girate altrove se non vorrete leggere ovvietà. Altrimenti… buona lettura (colpa vostra eh?)
"Ecco, gioia mia.. quante volte t’ho scritto questo, e tu chiamavi me ‘anima’.. sorrido, un sorriso dolce che cola dalle labbra come miele su una ferita.. tento di rimarginarla a poco a poco (chissà se il miele riuscirà a cicatrizzare..).
Quanto tempo per trovare la vita in te, quanto tempo impiegato ad ascoltare, ad amare, a coccolare.. imparare ad averti in piccoli istanti oppure ore intere.. tutto il resto fuori, fuori da qui, fuori dal mondo, fuori dalle nostre stesse vite, fuori da ogni circostanza o evento ci chiamasse alla regolarità.
La tua eredità di martire moderno mi accompagna ogni giorno, sai? E’ stata una storia (?) superiore ad ogni aspettativa, anche se ciò che ha fatto la differenza sono stati un paio di tuoi secchi e ripetuti ‘no’.. ma non importa.
Ti ringrazio per la capacità che hai avuto di regalarmi parole giuste al momento giusto, di essermi stato accanto anche contro la tua non-volontà, di avermi retto negli istanti in cui vacillavo, di essere stato presente (per quel che hai potuto) nelle mie ore… del giorno e della notte, in sogno e ad occhi aperti.
Ti ringrazio per l’odore che hai inventato, per gli abbracci caldi e sinceri, per gli occhi lucidi e per le sensazioni di straziante armonia fra noi (non so come spiegarlo.. probabilmente è impossibile descrivere il momento in cui ti senti una persona sola, sebbene in due, a distanza..).
Io credo sia inutile continuare a descrivere una favola.. penso sia estremamente difficile spiegare… in che modo.. quando.. in quali circostanze si è creato il nostro legame.
Ieri era tempo di piacere… oggi è ora di ringraziare..
Grazie R.
Grazie per aver lasciato la porta aperta..
Non posso odiare chi ho amato..
Grazie per aver lasciato una goccia di mercurio in un oceano di ghiaccio.."
e te pareva che andasse tutto bene coi fotoalbum.. hanno chiuso temporaneamente quello da cui attingevo per inserire le foto.. pazienza. Vediamo se ne troviamo qualcuno disponibile..
Sorry per l'inconveniente tecnico (anche da parte di Photobucket..)
Oggi si guarda e si balla..
Si respira e ci si squaglia..
Oggi è così..
..per tutto quello che ho perso
è semplicemente.. così.
(Un calcio in c... ad ogni pensiero sverso..)
E un sorriso per tutti..
Buona giornata..
Abbandonare (forse finalmente) ciò che da tempo dovrei lasciare libero di volare e camminare dove il mio occhio non arriva. Antri blu notte, angoli di vento, leggera conclusione del niente.
Così crudelmente faccio scendere anni di inchiostro sul mio vestito nuovo, lascio piovere pillole di buio nel tentativo di trainare pensieri su sentieri di ghiaccio in gocce.. così conosciuto, e così miseramente considerato tale. Mentre non ho percezione di materia, nè infinito desiderio di conoscerla.
Ogni roseo tentativo di consapevolezza svanisce come fiume disseccato lasciando terreni sterili sui quali è impossibile edificare.. ciò che è ormai distrutto, digerito.. ricordato.
Schiuma al cuore. Mi alzo e non mi vedo coinvolta. Nulla attira attenzione sufficiente. Non è tristezza, non è nemmeno amore inesistente.
E' quel niente soltanto mio che inciampa in assurdi momenti di contemplazione. E' quel passo che non ho mai evitato, è quell'attimo di me che riconosco, come un sottobosco di rovi e sterpi.. là sotto, in fondo, mi ritrovo; riscopro il mio aspetto, la mia lingua, il mio abbraccio.
Tutto sotto un intreccio di spine studiate, calcolate..
Dimentico te per reinventarmi..
Reinvento me per arrivarmi..
"
In una mano teneva il carro della morte,
nell'altra lo scrigno dei ricordi.
Il cuore non batteva; le lacrime esaurite.
Relitto alla deriva nel suo Oceano di Nebbia.
Un giorno il suo cuore battè
una sola volta nel suo petto.
Fiero e sincero riuscì a scandire un sogno - vivere un pensiero.
Poi la porta si chiuse, il sogno divenne pesante - il pensiero insostenibile.
Mi voltai dopo un po' e lui
come statua di dolore davanti alla porta,
carico di buio e inesistenza.
Mi avvicinai leggendo il suo rifiuto.
Mi confessai al suo cuore inerte.
Temeva il battito e ciò che comportava.
Non ancora pronto lasciò la porta aperta.
Camminai verso l'uscita varcando la soglia del sogno.
Questo lui voleva.
In una mano la morte, nell'altra i ricordi.
"
Non smettere mai di piangere..
Ancora quotidianamente rivivo, respiro e rincorro. Allo stesso tempo vivo il presente, vivendo nel passato, consumando il futuro.
Allo stesso modo striscio morbidamente nel pensiero di terriccio fertile, dove rabbia e delusione sono trasformati in semi di pazienza e realtà..
Tragicamente abbiamo tutti un posto in prima fila direttamente sul palco del Mondo.. c'è chi ne vede una parte, chi si accorge dell'altra, chi vuole vederle entrambe unicamente per dire "c'ero anch'io", e chi invece incappa nell'una e nell'altra per caso, quasi senza accorgersene.
E c'è chi invece esce dalla fila; composto indietreggia per paura di inciampare, di ritrovarsi in qualche luogo scomodo, che sia nero o bianco, luce od ombra.. sempre vita è. Schifosa, strabiliante, unica, graffiante, marcia, consapevole, inventata, clonata, a volte abbandonata..
Immaginare di poter cambiare posto per non guardare è conveniente; altrettanto lo è girare lo sguardo altrove..

Bisognerebbe essere capaci di cercare aiuto..
il gelo aumenta.. aumenta qui dentro. sempre più fondo, fa un girotondo
vortice di neve alimentato dal vento
calpestando il verde del mio levante
completamente distante
accompagna echi lontani di battito dimenticato
come il fiato
ormai felicemente raggrumato
tempo oscurato.


Scusa..
ti chiedo scusa.. per tutte le volte che ti ho negato l'aiuto, per le volte in cui ti ho tradita, per la non capacità di vederti, per il respiro che ho ghiacciato, per il cuore che ho tralasciato, per la nebbia che ho creato intorno a te senza voler vedere, per il non voler sentire, per l'averti voltato le spalle quando ne avevi bisogno, per non averti fatto piangere a sufficienza.. e per averti fatto piangere troppo.
Scusa per i miei errori grossolani, per quelli più sottili, cieca e sorda a tutto ciò che mi sbattevi davanti con violenza.. scusa per non aver vissuto la realtà cruda così come viene offerta dalla vita.. scusa per non averti capita ed osservata.. ed ascoltata.
Ti chiedo scusa per tutte le volte che non ti ho portata dove volevi, ed averti invece accompagnata dove non volevi..
E ancora scusa per le cose che non hai fatto.. per non averti fatto finire gli studi, per non aver portato a termine il tuo sogno.. per non aver avuto la capacità di sostenerti quando volevi rischiare.. per non averti dato forza a sufficienza nelle tue scelte, e nel chiedere aiuto..
Per tutto questo.. e per molto altro,
chiedo scusa a me stessa..