Adoro le camere d'albergo.
Hanno quel profumo anonimo di chi è stato lì prima di te.
Poi entri e già lanciando la prima occhiata individui gli angoli adatti per farvi sostare
il tuo mondo.
Libri, profumo, carica-batterie.. una sorta di casa viaggiante il mio trolley.
Mi piace prendere possesso di ogni spazio. La mia presenza deve essere spalmata su ogni centimetro
quadrato disponibile.
Sigarette appoggiate sulla scrivania accanto alla TV, libro sul comodino con vicino il telecomando, le confezioni da viaggio ordinate sulla mensola sotto lo specchio del bagno.
Non mancano due blocchi per appunti ed una serie di penne per scrivere..
Perchè si decide colore e consistenza della carta.. liscia o ruvida, si sceglie la densità dell'inchiostro.. penna a sfera o stilografica, dettati dall'umore del momento.
Il profondo piacere di far scorrere la punta del pennino d'argento di una stilografica sulla superficie assorbente di un foglio di carta a grana fitta e lucida.. quando l'umore è sotto controllo e la calma regna
incondizionatamente sull'attimo; o premere la piccola sfera sulla distesa candida e ruvida ma soffice,
di un bloc-notes a fogli bianchi.. quando la mano scorre veloce premendo inconsapevolmente sulla carta tentando di raggiungere quanto prima i pensieri che via via si fanno più frenetici.
Sto bene nelle camere d'albergo..
Mi fanno sentire proprietaria del tempo, non legato a scadenze e cadenze regolari del mio vivere.
Non è più tempo del dolore.
E' tempo di consapevolezza e certezze.
La consapevolezza di chiudere un ciclo, una sorta di viaggio nel quale ho vagato troppo a lungo senza voler conoscere la destinazione finale. Era un rifiuto, un dire 'no, non è possibile possa finire in questo modo'..
La certezza di aver chiuso quel ciclo, quella porta che nascondeva altre porte socchiuse pronte per essere riaperte al minimo segnale.
Ci si arriva.
Forse aiutati anche da una camera d'albergo..
(per comprendere che nonostante le sconfitte, i rifuti, le pazzie.. rimaniamo sempre noi stessi).
D.
photo © ice